La musica prima e dopo Internet

Musica
Appartengo alla generazione cresciuta nel mito del vinile, delle puntine gracchianti dei giradischi, delle copertine che assumevano le fogge di opere d’arte contemporanee, icone di un modo di essere. Una generazione che credeva negli ideali di pace e amore, comunitari, orgogliosa della sua diversità estetica, interiore, sociale.

Poi venne una data simbolica che spaccò in due il mondo dei media, già rivoluzionato da Internet (la rete delle reti) che nasce nel 1966 a Washington, allorché Bob Taylor – all’epoca dirigente di un ufficio ap-partenente alla Advanced Research Projects Agency (ARPA) – suggerì al suo direttore di finanziare un progetto che consentisse di comunicare e scambiare risorse tra computer, operanti nei diversi laboratori universitari sovvenzionati dalla stessa ARPA.
Quella fatidica data giunse successivamente nel 1989, quando in un mondo già parzialmente digitale comparve, presso il centro di ricerca del CERN di Ginevra, il World Wide Web (WWW) ideato da Timo-thy Berners-Lee, coadiuvato poi da Robert Caillau. Un sistema informatico che, in un primo momento ha permesso la condivisione d’informazioni tra gruppi internazionali di ricercatori di fisica delle alte energie, per trasformarsi poi in una piattaforma atta a sviluppare software, nello stesso periodo storico-sociale in cui il numero di computer e utenti collegati in rete aumentava in maniera significativa.
Le risorse che offre il World Wide Web sono predisposte in modo tale, da consentire ai fruitori una sem-plice e rapida consultazione. La singolarità di questo sistema, che ha concorso in modo decisivo alla sua diffusione, è il poter accedervi in assoluta libertà, permettendo a qualunque persona di contribuire e alimentare l’insieme delle informazioni condivise, con la possibilità di creare le proprie pagine multime-diali.
Ed ecco allora che il passaggio dalla tecnologia analogica a quella digitale, sancisce un altro definitivo passaggio, quello – per dirla alla Baumann – dalla modernità “solida” alla modernità “liquida”, che ha obbligato la stessa industria culturale ad adeguarsi.
Gli effetti sociali procurati da Internet, dalla digitalizzazione del mondo e dal WWW, si sostanziano nella sconnessione tra organizzazione sociale e lo spazio fisico, la quale diviene una delle caratteristiche fon-damentali della globalizzazione. In campo musicale ciò ha comportato la smaterializzazione dei contenuti sonori e testuali resi disponibili in rete, sancendo, di fatto, la de-industrializzazione della musica.
La reticolarità rompe, quindi, la “centralizzazione” del mondo musicale, dominato dalle cosiddette Major (le case discografiche multinazionali) e inizia l’epoca del file sharing, ossia, della condivisione dei contenu-ti, al punto tale da indurre la creazione di comunità digitali attorno ad un tema, così come è avvenuto, ad esempio, per i REM (famoso gruppo rock statunitense), i quali nel periodo 1983-1998 si rifiutarono di pubblicare le loro lyrics all’interno degli album, perché fautori di un uso non-narrativo delle parole, da ascoltare, invece, come semplici suoni senza significatività semantica e testuale. Ebbene, i fans del grup-po, grazie alla Rete, si organizzarono per condividere e interpretare in modo esegetico i testi dei REM, che altrimenti sarebbero rimasti quasi esoterici.
Stiamo constatando, inoltre, come i consumer di prodotti musicali (ascoltatori) divengono anche prosumer, assumendo, allo stesso tempo, il ruolo di produttori. Sta avvenendo, dunque, una ri-mediazione della mu-sica che sovverte il processo classico dell’economia, il quale prevede la separazione delle fasi produzio-ne-distribuzione-consumo. Un aspetto questo, favorito dalla caratteristica forse più rilevante dello scon-volgimento epocale della comunicazione post-moderna: la “convergenza dei media” in un unico dispositivo reso sempre più portatile, che consente di essere costantemente connessi. Attualmente un singolo strumento elettronico (un cellulare, un personal computer, un tablet), attraverso lo streaming – un invio di dati in flusso continuo di bit – assembla in sé le funzioni video, radio, di registrazione e di riproduzione che in precedenza erano assolte da “media divergenti”.
È finita ormai l’epoca descritta dalla canzone Video Killed the Radio Stars dei Buggles (1981), in cui la TV “uccideva” la radio.
Ulteriori problematiche poste dall’avvento d’Internet e dalle sue successive evoluzioni, sono inerenti alla pirateria, che implica la preservazione dei diritti d’autore, alla creatività, che da prodotto “solido”, riscontrabile in un opera d’arte altrettanto “solida”, si è trasformata in un processo riproducibile e manipolabile. I testi e le narrazioni diventano esperienze socializzanti sempre “aperte”, vissute in un infinito bricolage digitale che assume le sembianze di racconto sociale, caratterizzato da molteplici combinazioni narrative.
Internet ha trasformato anche l’idea di successo. La generazione di YouTube è stata decisiva.
Alcuni artisti musicali antecedenti all’epoca d’Internet, hanno usato e usano questo media per conferma-re e possibilmente accrescere la propria fama originatasi off-line, altri, invece, sono nati e nascono on-line in Internet – come “luogo” “non-luogo” che ne sancisce il successo – per stipulare magari successivamente dei veri e propri contratti discografici. Alcuni di questi musicisti, la cui “visione del mondo” spesso è antisistemica, si trovano davanti ad un bivio: vivere la propria popolarità solo ed esclusivamente in Rete, rimanendo coerenti con i propri valori, nel desiderio di restare indipendenti e liberi dai diktat delle case discografiche, oppure cedere al “colore” e all’”odore” del denaro, più forte, a volte, dei puri e originari propositi.
La musica all’epoca d’Internet e della Rete ha perso, dunque, il “tatto” e l’”odore” del vinile – che negli ultimi tempi sta però ritornando di moda – sottoposta ad una rivoluzione tecnologica permanente che avviene nel cyberspazio. Ci troviamo al cospetto di un media che possiede le potenzialità per democratizzare – assieme ad altre tipologie di dati – anche il flusso e la distribuzione delle informazioni musicali. Tutta-via, tale processo di democratizzazione, fortemente condizionato da interessi economici, politici, culturali e sociali, non accade in automatico o per magia solo perché esiste una tecnologia innovativa.
Ciò nonostante, qualunque sia la tecnologia utilizzata e il canale di diffusione impiegato, occorre ricordare sempre, che l’aspetto più importante quando si parla di musica, è che questa sappia regalare emozioni intense e profonde.

Antonio Sposito


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