La Caraesema : l’incanto dell’antica tradizione.

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Ecco Caraesema, la bambola che scandisce il tempo di preparazione alla Pasqua: una tradizione che poco resiste nel nostro paese e nella quale si fondono religiosità e leggende antichissime.

Caraesema altro non è che un fantoccio di stoffa, o una vetusta bambola, raffigurante una vecchia che, per bruttezza e abbigliamento, ricorda la Befana. Gli stracci scuri di cui è solitamente ricoperta hanno un significato pagano e cristiano allo stesso tempo: da una parte, infatti, essa è considerata vedova di Carnevale e perciò vestita a lutto; dall’altra, la bambola simboleggia la tristezza della Quaresima, tempo dedicato alla preghiera e alla meditazione sulla morte di Cristo.

A partire dal mercoledì delle Ceneri, Caraesema, viene fatta penzolare dai balconi, come personificazione di questo periodo fatto di sacrifici e di astinenza in netta contrapposizione con l’opulenza del Carnevale che ha appena celebrato il suo funerale.

La bambola è appesa ai balconi delle case proprio come gli “oscilla”, oggetti che gli antichi romani annodavano alle fronde degli alberi, come dono votivo, durante le feste dedicate al dio Bacco. Anticamente era appesa alla parete della casa o della bottega con una doppia finalità: scandire i giorni che separavano da Pasqua, e ricordare il divieto di mangiare carne il venerdì e l’obbligo di partecipare alla Via Crucis ogni settimana.

Caraesema, dall’aspetto triste, indossa una collana fatta di peperoni secchi, aglio, cipolle ed aringhe, simboli dell’astinenza dai cibi prelibati. Sotto il vestito è appesa una patata, nella quale vengono infilate sette penne di gallina, di cui sei nere e una bianca che rappresenta il giorno di Pasqua.

La tradizione vuole che, ogni domenica, il componente più piccolo della famiglia debba staccare una penna nera dalla patata finché resti solo quella bianca che verrà staccata il giorno di Pasqua.

Trattasi di un’usanza che nel corso degli anni si sta inesorabilmente perdendo, ma ci auguriamo che le giovani generazioni possano riscoprirla in quanto, come disse Igor Stravinskij, una vera tradizione non è la testimonianza di un passato concluso, ma una forza viva che anima e informa di sé il presente.

D.D.


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